giovedì 21 giugno 2018

La Piramide della salute Veg

La Piramide della salute Veg è liberamente tratta dalle piramidi alimentari a base vegetale. Andiamo ad approfondire i vari settori:

Verdura
Ricca di di acqua,  sali minerali, glucidi, vitamine, sostanze antiossidanti e, in minor quantità, proteine e grassi.  Per poter beneficiare al massimo delle sue proprietà, meglio consumarla prevalentemente cruda (alcuni ortaggi vanno consumati cotti: un esempio è la melanzana, che da cruda contiene dosi molto alte di solanina, alcaloide tossico).
Nella verdura è consistente la presenza di "fibre", ovvero i carboidrati non digeribili e gli elementi carboidrato-simili che sono composti da cellulosa, emicellulosa, pectina e lignina. La fibra è importante per la salute: agisce come uno “spazzino”, per cui si ha una maggiore pulizia intestinale, assorbe acqua, quindi aumenta il peso e l’elasticità della massa fecale via via che procede lungo l’intestino, allevia la stipsi e aiuta a sentirci più sazi. 
Delle fibre si è cominciato a parlare negli anni '70, grazie alle osservazioni del medico inglese Denis Burkitt, il quale notò come le popolazioni che vivevano nelle zone rurali africane non soffrivano delle patologie che di solito affliggono gli occidentali, come il diabete, l'obesità, le malattie cardiache, i disordini intestinali quali la diverticolite, la stipsi, ma anche il cancro al colon. Analizzando come queste persone si nutrivano, scoprì che la loro dieta era a base di cereali integrali, frutta e verdura, tutti alimenti con alto tenore di fibra.
E' chiaro che le fibre apportano grandi benefici alla salute e, come aveva osservato il dr Burkitt, sono fondamentali per avere un apparato grastro-intestinale sano, prevenire l'obesità, ridurre i rischi cardiovascolari e possono essere un valido aiuto contro il diabete di tipo 2.
La promozione di un gruppo selezionato di batteri intestinali con una dieta ricca di fibre diverse ha portato a un migliore controllo della glicemia, a una maggiore perdita di peso e a migliori livelli di lipidi nelle persone con diabete di tipo 2, secondo una ricerca pubblicata su Science.
Lo studio, in corso da sei anni, dimostra che mangiare più fibre alimentari giuste può riequilibrare il microbiota intestinale, o l'ecosistema di batteri nel tratto gastrointestinale che aiuta a digerire il cibo che e sono importanti per la salute umana generale.


Cereali senza glutine
I cereali integrali sono un ottimo alimento, essendo molto ricchi di nutrienti: sono una buona fonte di vitamine del gruppo B, di fibre alimentari e di minerali. Non vanno assolutamente confusi con i loro “parenti poveri”, e cioè i cereali raffinati: questi hanno infatti perso, durante la lavorazione, moltissimi elementi nutritivi. Il loro unico “vantaggio” è quello di durare più a lungo, ma la carenza di nutrienti importanti può provocare nel tempo vere e proprie malattie.
Quindi consiglio di introdurre nella dieta quotidiana i cereali integrali (o pseudo cereali) biologici, prediligendo quelli senza glutine. Qualche nome? Riso integrale, quinoa, grano saraceno, miglio, teff, amaranto, sorgo, mais.  E’ bene variarli e provarli un po’ tutti, in modo da beneficiare delle qualità peculiari di ciascuno.


Legumi
I legumi sono ricchi di fibra, vitamine del gruppo B, e minerali come ferro e magnesio. Contengono anche zinco e potassio. I legumi rappresentano un'ottima fonte proteica e, abbinati ai cereali, diventano completi dal punto di vista degli amminoacidi. Cereali e legumi, per formare proteine "nobili" non devono necessariamente essere presenti nello stesso piatto:  l'importante è consumarli e variarli il più possibile. Indicativamente, considerato che comunque ci sono legumi come per esempio la soia o pseudocereali come la quinoa che sono già completi dal punto di vista proteico, una miscela composta da ⅔ di cereali e ⅓ di legumi ci assicura il giusto apporto di amminoacidi essenziali.

Frutta
La frutta fresca biologica (consumata con tutta la buccia) apporta un gran numero di preziosi nutrienti. E' ricca antiossidanti, quali la vitamina C, la E, lo zinco ed i carotenoidi, come la pro-vitamina A, la luteina e la zeaxantina presenti abbondantemente in molti tipi di frutta, ma ci sono anche preziosi minerali,  per citarne alcuni: potassio o anche il calcio, il magnesio o il ferro. Anche la frutta contiene acqua in abbondanza e fibre.

Cereali con glutine
I cereali con glutine sono anch'essi ricchi di fibre, vitamine e minerali. Si prestano molto bene anche alla panificazione, ricordiamo però che le farine ottenute dalla frantumazione del chicco sono "vive" (ovvero ricche di nutrienti) fino all'ottavo giorno dalla macinazione, dopo di che invecchiano e al quindicesimo giorno possono essere considerate "morte", ricche di calorie vuote (che fanno sì aumentare di peso, ma non apportano i preziosi elementi che sono presenti nel chicco o nelle farine fresche). Qualche nome? Farro e orzo non perlati, segale, avena, grano khorasan, ecc.

Olio e semi oleosi
Pur apportando eccezionali benefici per la salute, gli oli e i semi oleosi vanno consumati in maniera più ridotta (se in eccesso favoriscono l'infiammazione). Ricchi di acidi grassi essenziali, gli oli di alcuni semi, come quello di lino, sono da utilizzarsi tutti i giorni. L'importante è sceglierli che abbiano mantenuto la catena del freddo dal produttore al consumatore (altrimenti da salutari diventano nocivi). Anche l'olio extravergine d'oliva spremuto a freddo e biologico ha ottime proprietà. Nella categogia "semi oleosi" rientrano sia la frutta a guscio (mandorle, noci, ecc.), sia i semi oleaginosi come i semi di girasole, di zucca, di lino, ecc.


Altri fattori da tenere in considerazione sono poi quelli scritti sotto la base della piramide, ovvero:
  • Bere circa 10 bicchieri di acqua al giorno
  • Fare attività fisica tutti i giorni (è sufficiente un'ora di camminata veloce al giorno)
  • Dormire a sufficienza (per il nostro organismo sono necessarie 8 ore di sonno per notte)
  • Imparare a gestire lo stress 

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mercoledì 20 giugno 2018

Acqua minerale San Benedetto ritirata per rischio chimico: ecco il lotto

Un  lotto di acqua San Benedetto è stato ritirato dal commercio per la presenza consistente di contaminanti idrocarburici, come si legge in un comunicato diramato dal Ministero della Salute, in prevalenza xilene, trimetilbenzene, toluene ed etilbenzene.


Chiunque abbia acquistato l'acqua   –FONTE PRIMAVERA, STABILIMENTO GRAN GUIZZA – POPOLI (PE), nel formato da 0,5 L PET Naturale, imbottigliata presso lo stabilimento Gran Guizza con n° 23LB8137E, con data di scadenza 16/11/2019, è invitato a riportarla nel negozio in cui è stata comprata.
Il gruppo ACQUA MINERALE SAN BENEDETTO S.P.A. dichiara: “Facciamo chiarezza, tutte le nostre fonti sono esenti da inquinamento; il fenomeno risulta completamente esterno ai cicli produttivi aziendali". L’azienda ha provveduto al ritiro nel rispetto della legge ed in difesa della salute dei propri consumatori.


martedì 19 giugno 2018

5 mosse per difendersi dal caldo

Sta per iniziare il periodo estivo di caldo intenso, con il termomentro che può segnare anche oltre 30° in molte città. Siete pronti ad affrontarlo? E lo sapete che potete fare molto per difendervi? Accanto alla raccomandazione di non uscire nelle ore centrali della giornata, di vestire con abiti di fibra naturale, come il cotone ed il lino (leggere bene le etichette e non indossare indumenti che contengono fibre sintetiche!), voglio darvi qualche consiglio dietetico per proteggerci al meglio dal caldo.  Sono “sforzi” da fare per questi giorni, ma che saranno sicuramente ripagati da una maggior resistenza al caldo eccessivo!
Ecco 5 mosse da adottare:

1) Evitare di mangiare alimenti grassi… non mangiare carne e formaggi!

2) Evitare di bere bibite gassate e zuccherate. Tra le bevande da evitare ci sono anche il caffè e le bevande alcoliche, che aumentano la diuresi, quindi l’espulsione di acqua con le urine. L’acqua nel nostro corpo in questi giorni è molto preziosa: ci serve per la sudorazione e quindi per la regolazione della temperatura corporea.


3) Consumare moltissima frutta e verdura: sono ricche sia di acqua che di preziosi minerali che vengono persi tramite il sudore

4) Aumentare comunque l’apporto di acqua: berne due litri al giorno. Se non si ha sete… bisogna ricordarcelo. Il senso della sete diminuisce quando aumenta l’età e anche a causa del consumo di zucchero, carne e caffè. Quindi, soprattutto in questi giorni, bisogna sforzarsi a bere, in modo da evitare di disidratarsi.

5) Ricordarsi che con il caldo si “brucia” meno e si tende ad ingrassare. Preferire quindi pasti leggeri e freschi (insalate, insalata di riso o di farro, ecc.) e fare piccoli spuntini piuttosto che grandi mangiate. Non male, per i più audaci, 2-3 giorni da fruttariani, in cui si consuma solo frutta (compresi pomodori, peperoni e zucchine).

Un altro piccolo suggerimento: ridurre l’uso di ventilatori (alle alte temperature, che superano i 35 gradi, non sono efficaci).
…E per la parte “psico” della nostra Psicoalimentazione? Un suggerimento è quello di sedersi per una decina di minuti al giorno, chiudere gli occhi e respirare nel seguente modo: fare una profonda inspirazione, trattenere qualche secondo il respiro ed espirare, imitando le onde del mare che si infrangono sulla battigia.

Buona estate!
Marilù Mengoni
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lunedì 18 giugno 2018

Le lenticchie riducono significativamente i livelli di glicemia, rivela lo studio dell'Università di Guelph

Sostituendo patate o riso con legumi si abbassano i livelli di glucosio nel sangue di oltre il 20 per cento, secondo uno studio dell'università di Guelph.
Il Professor Alison Duncan, del Dipartimento di Salute Umana e Scienze Nutrizionali, e Dan Ramdath di Agricoltura e Agri-Food Canada, hanno scoperto che sostituire metà di una porzione di questi contorni amidacei con le lenticchie può migliorare significativamente la risposta del corpo ai carboidrati. Lo studio è stato raccolto dalla National Post e dal Daily Mail.
Sostituendo metà porzione di riso con le lenticchie, i ricercatori hanno visto che il glucosio ematico diminuiva fino al 20%. Sostituire le patate con le lenticchie ha portato a una diminuzione del 35%.
"I legumi sono alimenti estremamente nutrienti che hanno il potenziale per ridurre le malattie croniche associate a livelli di glucosio mal gestiti", ha detto Duncan. "Eppure pochissimi canadesi mangiano lenticchie", ha aggiunto.
"Il Canada ha un'enorme produzione di lenticchie, ma ne esportiamo la maggior parte e solo il 13% dei canadesi li mangia ogni giorno", ha detto Duncan. "Speriamo che questa ricerca possa rendere le persone più consapevoli dei benefici per la salute derivanti dall'assunzione di legumi".

Lo studio è stato pubblicato e presentato  nel Journal of Nutrition ed ha evidenziato che i legumi, come le lenticchie, "possono rallentare la digestione e il rilascio di zuccheri presenti  nell'amido nel sangue, riducendo in ultima analisi i livelli di glucosio nel sangue", ha detto Duncan.
"Questo assorbimento più lento significa che non si verifica un picco nel glucosio. Avere livelli elevati in un periodo di tempo può portare a cattiva gestione della glicemia, che è il segno distintivo del diabete di tipo 2. Essenzialmente, mangiare le lenticchie può ridurre questo rischio." -prof. Alison Duncan
I legumi contengono componenti che inibiscono gli enzimi coinvolti nell'assorbimento del glucosio e le fibre contenute in questi alimenti possono incoraggiare la produzione di acidi grassi a catena corta, che possono anche aiutare a ridurre i livelli di glucosio nel sangue, ha aggiunto Duncan.

(Fonte: Università di Guelph)
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venerdì 15 giugno 2018

La Psicoalimentazione al Festival Olistico di Sassoferrato (An) il 24 giugno


Il 24 giugno, in occasione del Festival Olistico di Sassoferrato (An) promosso dall'Associazione C'entro Benessere, seminario di Psicoalimentazione e degustazione sensoriale presso La Bottega di Memory's. Solo 15 euro per la lezione teorica + la degustazione sensoriale + una copia dell'ultimo numero di Crudo Style! Prenotate subito (posti limitati):
371 312 3972 dalle 18 in poi (escluso il lunedi)
Programma:
 - La Psicoalimentazione
- Principi base di sana alimentazione
- La relazione cibo-umore
- I diversi tipi di fame: mangiare con i sensi con degustazione sensoriale

info@labottegadimemorys.com



Rischio di morte aumentato con due farmaci per la pressione del sangue

L'ipertensione è un importante fattore di rischio per le malattie cardiache, la principale causa di morte negli Stati Uniti. Le due classi di farmaci comunemente usate per abbassare la pressione sanguigna potrebbero presentare un rischio.
Gli scienziati del Medical Center Institute Intermountain Cuore a Salt Lake City, UT, hanno scoperto che gli individui con ipertensione che hanno usato alfa-bloccanti e alfa-2 agonisti per controllare la pressione sanguigna hanno mostrato un aumento della variabilità della pressione arteriosa, che potrebbe aumentare il rischio di mortalità.
L'autore principale dello studio, il dott. Brian Clements e il team, hanno recentemente presentato i loro risultati alle sessioni scientifiche del 2018 dell'American College of Cardiology (ACC), tenutasi a Orlando, Florida.
La pressione sanguigna è la forza del sangue che spinge contro il muro delle arterie. E, nel novembre dello scorso anno, l'American Heart Association (AHA) e l'ACC hanno stabilito nuove linee guida.
Ora, una persona è considerata avere ipertensione se la sua pressione sistolica (il numero più alto) è 130 millimetri di mercurio (mmHg) o superiore e la sua pressione diastolica (il numero inferiore) è 80 mmHg o superiore.
La pressione sistolica è la forza del sangue contro le pareti delle arterie quando il cuore batte, mentre la pressione diastolica è la forza del sangue quando il cuore è a riposo o tra i battiti del cuore.
Le linee guida aggiornate indicano che quasi la metà degli adulti negli Stati Uniti soffre di ipertensione, il che li espone a un maggiore rischio di infarto, ictus e malattie cardiache, tra gli altri problemi di salute.
Naturalmente, quando si tratta di trattare l'ipertensione, l'obiettivo è abbassare la pressione sanguigna. Questo può essere ottenuto attraverso i cambiamenti dello stile di vita  (come l'adozione di una dieta salutare e l'aumento dell'attività fisica), farmaci, o entrambi.
Secondo il nuovo studio del dott. Clements e colleghi, alcuni tipi di farmaci usati per abbassare la pressione sanguigna potrebbero contribuire al rischio di mortalità.


Due farmaci 'dovrebbero essere evitati'
Per il loro studio, i ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 10.500 adulti con ipertensione.
I partecipanti hanno misurato la loro pressione sanguigna almeno sette volte tra gennaio 2007 e dicembre 2011 e il tipo di farmaci per la pressione arteriosa che stavano usando è stato monitorato.
Il team ha utilizzato questi dati per valutare se alcune classi di farmaci per la pressione arteriosa fossero associate alla variabilità dei livelli di pressione sanguigna.
Lo studio ha rivelato due classi di farmaci per la pressione del sangue che sono stati collegati a una maggiore variabilità della pressione sanguigna nei soggetti: alfa-bloccanti e alfa-2 agonisti.

Gli alfa-bloccanti - che comprendono doxazosina mesilato e prazosina cloridrato - agiscono dilatando i vasi sanguigni. Gli agonisti Alpha-2, come la metildopa, agiscono concentrando l'attività del sistema nervoso simpatico, riducendo così la costrizione dei vasi sanguigni.
Sulla base dei risultati dello studio, il Dr. Clements e colleghi affermano che questi due farmaci non dovrebbero essere usati per trattare l'ipertensione.


"I pazienti devono sapere qual è la loro pressione sanguigna", dice, "e se alta e bassa per tutto il tempo, il paziente dovrebbe lavorare con il proprio medico per esplorare le opzioni per i migliori farmaci per la pressione del sangue che ridurranno le variazioni".
"Ove possibile, i due tipi di farmaci che mostrano un aumento delle varianze dovrebbero essere evitati."                  -Dr. Brian Clements
Il Dr. Clements aggiunge che gli ACE-inibitori, gli antagonisti dei recettori dell'Angiotensina II, i calcio-antagonisti  e i diuretici tiazidici possono essere opzioni di trattamento più sicure per le persone con ipertensione. "Le persone che si trovano su altri tipi di farmaci per la pressione del sangue hanno un aumentato rischio di morte", aggiunge.
Tuttavia, la variabilità della pressione arteriosa non è dovuta solo ai farmaci; Il dott. Clements nota che il modo in cui viene misurata la pressione del sangue può avere un effetto significativo sulle letture.
"[...] a causa delle variabili che influenzano le misurazioni della pressione sanguigna", afferma il dott. Clements, "trovare modi per misurare più accuratamente la pressione arteriosa può identificare meglio i trattamenti efficaci per i pazienti con ipertensione".

Per letture accurate della pressione sanguigna, raccomanda di sedersi o sdraiarsi per 15 minuti prima di eseguire le misurazioni. Anche evitare situazioni di stress e usare un bracciale per la pressione del sangue ben aderente.
(Fonte: Medical News Today)
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giovedì 14 giugno 2018

Hai difficoltà a ridurre i cibi lavorati? Ecco perché

Sappiamo tutti che gli alimenti trasformati sono dannosi e che, sebbene possano essere gustosi, non ci apportano alcun beneficio nutrizionale. Come mai troviamo così difficile dire di no a quelle patatine, brioches e cracker?
Molti alimenti trasformati - come brioches, ciambelle, cracker, biscotti e patatine fritte - hanno un alto contenuto di grassi (saturi) e di carboidrati. Tuttavia, hanno anche poco o nessun valore nutrizionale. Invece, sono pieni di "calorie vuote", il che significa che possono farci accumulare il  grasso senza fornirci molta energia.
Se mangiamo costantemente alimenti trasformati, o se la nostra dieta consiste principalmente di questi, questo aumenterà gradualmente il nostro rischio di problematiche metaboliche, come l'obesità o il diabete, e di altre malattie complesse, come il cancro.
Niente di tutto questo è nuovo. Tuttavia, sebbene siamo consapevoli delle conseguenze e sappiamo quali alimenti sono migliori per la nostra salute, molti di noi hanno ancora difficoltà a stare alla larga da questi invitanti spuntini. Perchè tutto questo?


Ricercatori di quattro paesi - Germania, Svizzera, Stati Uniti e Canada - hanno condotto una serie di esperimenti per indagare su ciò che accade nel cervello quando una persona si confronta con cibi ricchi di carboidrati, cibi con un alto contenuto di grassi e alimenti che sono ad alto contenuto sia di carboidrati che di grassi (tipicamente alimenti trasformati).
Le scoperte dei ricercatori indicano che, mentre possiamo essere abbastanza bravi a stimare istintivamente il valore nutrizionale degli alimenti ricchi di carboidrati o di grassi, sembra che sia peggio valutare il valore nutrizionale degli alimenti trasformati, che sono alti in entrambi .

"Il processo biologico che regola l'associazione degli alimenti con il loro valore nutrizionale", dice l'autrice Dana Small, del Centro di ricerca sulla dieta moderna e fisiologia dell'Università di Yale a New Haven, CT, "si è evoluto per definire con cura il valore di un cibo in modo che gli organismi possano prendere decisioni adattive. Ad esempio, un topo non dovrebbe rischiare di correre all'aperto ed esporsi a un predatore se un alimento fornisce poca energia", spiega.
Quando si tratta di alimenti trasformati, tuttavia, questo secolare meccanismo "costi contro benefici" sembra funzionare male negli esseri umani - così suggerisce il nuovo studio, pubblicato sulla rivista Cell Metabolism.

Gli alimenti trasformati innescano una risposta di ricompensa
Lo studio principale ha coinvolto 206 partecipanti e, sulla base di questi esperimenti, i ricercatori hanno fatto diverse scoperte interessanti. In primo luogo, hanno visto che la combinazione di grassi e carboidrati stimola il sistema di ricompensa del cervello più intensamente di quanto gli alimenti ad alto contenuto di carboidrati, o solo ad alto contenuto di grassi, facciano da soli.
Due particolari regioni del cervello - lo striato dorsale e il talamo mediodorsale, che sono stati entrambi collegati a meccanismi di ricompensa - sono stati identificati come sensibili alla presenza di cibi con un alto contenuto di grassi e carboidrati.
Questi circuiti cerebrali erano, infatti, più attivi in ​​presenza di cibi ricchi di grassi e carboidrati che in quello del cibo preferito selezionato da una persona, o rispetto a una scelta di cibo più dolce, uno spuntino più denso di energia, o anche rispetto a una porzione più generosa .
Poi, in un gioco delle offerte all'interno dello studio, divenne evidente che, data una quantità limitata di denaro da investire, i partecipanti avevano maggiori probabilità di pagare di più per cibi ricchi di grassi e carboidrati che per spuntini ricchi solo di carboidrati, o che avevano solo un alto contenuto di grassi.
"Sorprendentemente, gli alimenti contenenti grassi e carboidrati sembrano segnalare i loro potenziali carichi calorici al cervello attraverso meccanismi distinti", afferma Small.

Si tratta dell'adattamento al cibo?
Small e i suoi colleghi ipotizzano che ciò possa essere dovuto al fatto che il nostro cervello non ha avuto abbastanza tempo per adattarsi adeguatamente all'avvento di cibi che possono essere piacevoli, ma che in realtà non ci apportano benefici nutrizionali.
I ricercatori spiegano che i nostri antenati preistorici avevano accesso solo a ciò che era disponibile in natura.
E, dice Small, "In natura, gli alimenti ricchi di grassi e carboidrati sono molto rari e tendono ad avere fibre, che rallentano il metabolismo, mentre è molto comune che i cibi trasformati abbiano un alto contenuto di grassi e di carboidrati".
Gli alimenti trasformati - come ciambelle o patatine fritte - non ce li abbiamo da molto tempo. In realtà, sono esistiti solo da circa 150 anni, notano gli scienziati.
Questo, credono, potrebbe significare che, a differenza degli alimenti non lavorati o elaborati minimamente, non abbiamo ancora sviluppato una risposta cerebrale che ci consenta di regolare meglio ciò che mangiamo e in che quantità.
In ogni caso, i segnali positivi che circolano nei nostri cervelli di fronte a cibi ricchi di grassi e carboidrati combinati possono portare al rinforzo di abitudini alimentari insalubri, che possono portare all'obesità.
"[I risultati dello studio] implicano che un segnale di ricompensa, generato da alimenti ricchi sia di grassi che di carboidrati, può essere un meccanismo attraverso il quale un ambiente alimentare pieno di alimenti trasformati ricchi di grassi e carboidrati porta a mangiare troppo", concludono i ricercatori.

(Fonte: Medical News Today)

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mercoledì 13 giugno 2018

La frutta e la verdura di giugno

Ci siamo: le giornate si sono allungate e raggiungono proprio in questo mese la loro massima estensione. E' iniziata la stagione in cui si ha voglia di cibi più freschi e leggeri. Tanti i colori che troviamo a giugno nei banchi della frutta e della verdura: l'arancione delle albicocche e dei meloni, il rosso delle ciliegie e dei pomodori, il verde intenso della rucola e quello tenue dei piselli. Le nostre tavole diventano la tela su cui mettere i colori dell'estate.
Ma ecco qui cosa troviamo in questo mese:

Frutta
 
Albicocca, amarena, ciliegia, fragola, melone, mora di gelso, nespola, pera, prugna, pesca,  lampone, ribes, uva spina.

Verdura
Aglio, asparagi, bietola, carota, cetriolo, cicoria, cipolla, fagiolini, fave, fiori di zucca, lattuga, insalatine da taglio, patate novelle, ortica, pomodoro, piselli, rabarbaro, ravanello, rucola, sedano, tarassaco, zucchina.


More del gelso 
Avete mai provato le more del gelso? Oltre ad essere deliziose, possiedono notevoli proprietà antiossidanti, legate al contenuto di vitamine (soprattutto la C) ed al loro alto contenuto in composti polifenolici, come antocianine e flavonoidi, nonché alla presenza di tocoferoli e carotenoidi. Queste squisite more hanno inoltre proprietà depurative. Un tempo venivano anche impiegate nella preparazione di un succo, utilizzato per gargarismi in caso di tosse ed infiammazioni della gola e della bocca.

venerdì 8 giugno 2018

Una nuova recensione evidenzia i benefici delle diete a base vegetale per la salute del cuore

Le diete vegetariane, specialmente vegane, sono associate a una migliore salute cardiovascolare, secondo una nuova recensione pubblicata sulla rivista Progress in Cardiovascular Diseases. 
 
I ricercatori del Comitato dei Medici per la Medicina Responsabile hanno esaminato diversi studi clinici e studi osservazionali e hanno trovato prove evidenti e forti che i modelli dietetici a base vegetale  possono prevenire e invertire l'aterosclerosi e ridurre altri marker di rischio cardiovascolare (CVV), compresa la pressione sanguigna, i lipidi nel sangue e il peso.
La revisione ha rilevato che una dieta a base vegetale:
  • Riduce il rischio di morte per malattie cardiovascolari del 40%.
  • Riduce il rischio di malattia coronarica del 40%.
  • favorisce l'apertura totale o parziale di arterie bloccate fino al 91% dei pazienti.
  • Riduce il rischio di ipertensione del 34 percento.
  • È associata rispettivamente a 29 mg/dl e 23 mg/dL in meno di colesterolo totale e livelli di colesterolo LDL, rispetto alle diete non vegetariane.
  • È associata alla perdita di peso.
Dice l'autrice dello studio Hana Kahleova, MD, Ph.D., direttore del Comitato dei medici di ricerca clinica.
"Una dieta a base vegetale ha il potere non solo di prevenire le malattie cardiache, ma anche di gestirle e talvolta addirittura di invertirle - qualcosa che nessun farmaco ha mai fatto"
La recensione rileva che una dieta sana e un sano stile di vita riducono il rischio di infarto dell'81-94%, mentre i farmaci possono ridurre il rischio solo del 20-30%.


Le diete a base vegetale sono benefiche per la salute del cuore perché sono ricche di fibre e fitonutrienti - come i carotenoidi, gli antociani e il licopene - che riducono l'infiammazione e lo stress ossidativo. I prodotti animali sono pieni di grassi saturi, colesterolo, ferro eme e sostanze inquinanti ambientali e possono danneggiare la salute del cuore.
"Le malattie cardiache sono la principale causa di morte al mondo e questo studio dimostra che non è necessario", afferma la dottoressa Kahleova.
In tutto il mondo, le malattie cardiovascolari sono responsabili del 46% delle morti per malattie non trasmissibili o di 17,5 milioni di morti all'anno.

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(Fonte: EurekAlert)


mercoledì 6 giugno 2018

Una molecola del tè verde potrebbe prevenire gli attacchi di cuore

Secondo una ricerca finanziata dalla British Heart Foundation e pubblicata sul Journal of Biological Chemistry, il tè verde potrebbe essere la chiave per prevenire la morte per infarto e ictus causati dall'aterosclerosi.
 
Scienziati dell'Università di Lancaster hanno scoperto che un composto trovato nel tè verde, attualmente studiato per la sua capacità di ridurre le placche di amiloide nel cervello nella malattia di Alzheimer, si rompe e scioglie le placche proteiche potenzialmente pericolose che si trovano nei vasi sanguigni.
L'aterosclerosi è l'accumulo di materiale grasso all'interno delle nostre arterie che può ridurre il flusso di sangue al cuore e al cervello. Nelle fasi avanzate della condizione, una proteina chiamata apolipoproteina A-1 (apoA-1) può formare depositi di amiloide, che sono simili nella struttura a quelli associati alla malattia di Alzheimer. Questi depositi si accumulano nelle placche aterosclerotiche. Qui, aumentano le dimensioni delle placche, riducendo ulteriormente il flusso di sangue, e possono anche rendere le placche meno stabili, aumentando il rischio di infarto o ictus.
I ricercatori hanno scoperto che l'epigallocatechina-3-gallato (EGCG), più comunemente associata al tè verde, si lega alle fibre amiloidi di apoA-1. Questo converte le fibre in molecole solubili più piccole che hanno meno probabilità di danneggiare i vasi sanguigni.

Ora il team sta lavorando alla ricerca di modi per introdurre quantità efficaci di EGCG nel sangue senza che sia necessario bere grandi quantità di tè verde potenzialmente dannose. Ciò potrebbe comportare la modifica della struttura chimica dell'EGCG, rendendo più facile l'assorbimento dallo stomaco e una maggiore resistenza al metabolismo, o lo sviluppo di nuovi metodi per rilasciare la molecola alle placche, ad esempio tramite un'iniezione.
David Middleton, professore di chimica alla Lancaster University, ha dichiarato: 
"I benefici per la salute del tè verde sono stati ampiamente promossi ed è noto da tempo che l'EGCG può alterare le strutture delle placche amiloidi associate alla malattia di Alzheimer. I nostri risultati mostrano che questo composto intrigante potrebbe anche essere efficace contro i tipi di placche che possono causare infarti e ictus".
Il professor Jeremy Pearson, direttore medico associato presso la British Heart Foundation, ha dichiarato: "I nostri corpi sono molto bravi a scomporre l'EGCG, quindi è improbabile che utilizzare la tua tazza di tè verde faccia una grande differenza rispetto alla salute del tuo cuore. Ma progettando la molecola, potremmo essere in grado di produrre nuovi farmaci per il trattamento di infarto e ictus".
La professoressa Sheena Radford, direttrice del Centro di asbury per biologia strutturale molecolare dell'Università di Leeds e coautrice della ricerca, ha dichiarato: "I risultati di questo ciclo di studi sono molto incoraggianti. Ora dobbiamo applicare le migliori tecniche scientifiche per scoprire come possiamo prendere l'elemento molecolare dell'ECGC dal tè verde e trasformarlo in uno strumento funzionante per combattere i problemi di salute che limitano la vita ".

martedì 5 giugno 2018

Rimuovere le rughe all'interno delle nostre cellule potrebbe invertire l'invecchiamento

Una nuova scoperta sugli effetti dell'invecchiamento nelle nostre cellule potrebbe consentire ai medici di curare o prevenire il diabete, le malattie del fegato grasso e altre malattie metaboliche - e forse anche di tornare indietro nel tempo sull'invecchiamento stesso.
La nuova scoperta della School of Medicine dell'Università della Virginia (UVA) suggerisce che la malattia del fegato grasso e altri effetti indesiderati dell'invecchiamento possono essere il risultato del fatto che vengano prodotte "rughe" nelle membrane dei  nuclei delle nostre cellule, il compartimento che contiene il nostro DNA. Queste rughe sembrano impedire ai nostri geni di funzionare correttamente, hanno scoperto i ricercatori UVA.
Non esiste una crema antirughe per le membrane nucleari, ma esiste una possibilità allettante: potremmo usare i virus per lisciare le superfici delle membrane e ripristinare le cellule affinché funzionino come hanno fatto nella luce della giovinezza.
Membrane increspate
La nuova scoperta dal laboratorio di Irina M. Bochkis del Dipartimento di Farmacologia di UVA mostra che la posizione del nostro DNA all'interno del nucleo della cellula è di fondamentale importanza. I geni che vengono disattivati ​​vengono spinti contro la membrana nucleare, che racchiude il nucleo. Ma con l'età, le nostre membrane nucleari diventano grumose e irregolari e impediscono ai geni di spegnersi in modo appropriato.

"Abbiamo lo stesso DNA in ogni singola cellula, ma ogni cellula è diversa", ha spiegato Bochkis. "Allora, come funziona? Beh, in realtà, alcuni geni devono essere attivi nel fegato e devono essere disattivati ​​nel cervello, ad esempio, e viceversa. Se non vengono disattivati ​​in modo appropriato, allora subentrano i problemi. "
Guardando a un modello della malattia del fegato grasso, i Bochki hanno scoperto che i nostri fegati sono pieni di grasso mentre invecchiamo a causa delle membrane nucleari rugose. "Quando la tua membrana nucleare non funziona più correttamente, può rilasciare il DNA che dovrebbe essere spento", ha detto. "Allora la tua piccola cellula epatica diventa una piccola cellula adiposa."
L'accumulo di grasso nel fegato può causare gravi effetti sulla salute, aumentando il rischio di diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari, anche potenzialmente letali. "Il fegato può sembrare un formaggio svizzero", ha detto Bochkis.
La membrana rugosa deriva da una mancanza di una sostanza chiamata lamina, una proteina cellulare che può avere varie forme. Rimettendo la lamina appropriata, potremmo appianare la membrana, come il Retinolo aiuta a levigare le rughe del viso.
Portarlo lì è la sfida. Ma Bochkis ha un'idea: potremmo usare i virus per consegnare la spedizione. Gli scienziati stanno già modificando i virus per scopi medici benefici, e sarebbe particolarmente facile ottenere un virus modificato nel fegato grazie al ruolo che ha l'organo nel disintossicare il corpo.
E se funziona? "Avrete cellule normali - cellule normali e sane - ed esprimeranno appropriatamente i geni che dovrebbero essere espressi e ... eliminerete le cose che non dovrebbero essere lì", ha detto.
Bochkis sospetta che l'increspatura della membrana nucleare sia responsabile anche degli effetti indesiderati dell'invecchiamento in altre parti del corpo.
"Ogni volta che faccio questo discorso ai colleghi, dicono: 'Bene, pensi che questo sia un meccanismo universale?'", ha detto. "Secondo me, penso che lo sia."

(Fonte: University of Virginia)


lunedì 4 giugno 2018

Rapporto: i tassi di cancro ovarico continuano a diminuire

Un nuovo rapporto dell'American Cancer Society rileva che i tassi di cancro ovarico sono diminuiti del 29% tra il 1985 e il 2014. Le morti per cancro ovarico sono diminuite del 33% tra il 1976 e il 2015. Il rapporto, Ovarian Cancer Statistics, 2018, è stato pubblicato in CA: A Cancer Journal for Clinicians e come accompagnamento a Cancer Facts & Figures 2018.
Il cancro ovarico è la quinta principale causa di morte per cancro tra le donne negli Stati Uniti. Attualmente, non esiste un test di screening raccomandato per il carcinoma ovarico, sebbene siano in corso studi clinici randomizzati su larga scala per identificare i metodi per scoprire metodi di screening efficaci.
Alcune donne segnalano sintomi nei mesi precedenti la diagnosi, ma spesso i sintomi non sono specifici, e di solito le donne che hanno questi stessi sintomi non hanno il cancro. Tuttavia, le donne che hanno uno di questi sintomi, soprattutto se sono presenti ogni giorno per più di poche settimane, dovrebbero farsi controllare. I sintomi includono gonfiore addominale, pelvico, o alla schiena, difficoltà a mangiare, e un maggior stimolo ad urinare.

La sopravvivenza del carcinoma ovarico è relativamente bassa perché la maggior parte dei casi è in umo stadio avanzato nel momento in cui avviene la diagnosi, a causa della mancanza di sintomi evidenti durante le prime fasi della malattia. Tra le donne con diagnosi di cancro ovarico nel periodo dal 2007 al 2013, il 47% ha vissuto almeno 5 anni dopo la diagnosi.

Punti salienti del rapporto:

  • I tassi di incidenza del cancro ovarico sono diminuiti dalla metà degli anni '80. L'incidenza complessiva del cancro ovarico è diminuita del 29% dal 1985 (16,6 per 100.000) al 2014 (11,8 per 100.000).
  •  Il tasso di mortalità è diminuito del 33% tra il 1976 (10,0 per 100.000) e il 2015 (6,7 per 100.000). Questo progresso è dovuto alla riduzione dell'incidenza e ai miglioramenti nel trattamento.
  • In contrasto con le tendenze generali, che sono guidate da un'età più avanzata, l'incidenza del carcinoma ovarico tra le donne sotto i 65 anni è generalmente diminuita dal 1975, probabilmente per via dell'assunzione di contraccettivi orali, che sono noti per ridurre il rischio di cancro ovarico.
  • Tra le donne che usano contraccettivi orali da 5 a 9 anni in totale, il rischio è ridotto di circa il 35%.
  • Oltre ai contraccettivi orali, il rischio si riduce con il parto e la legatura delle tube, mentre l'uso degli ormoni nella menopausa aumenta il rischio.
  •  I tassi di incidenza per il carcinoma ovarico epiteliale, il sottotipo più comune, sono più alti nei bianchi non ispanici (10,0 per 100.000) e più bassi nei neri non ispanici (6,9 per 100.000).
  •  Il più grande fattore di rischio per il carcinoma ovarico è una storia familiare di carcinoma mammario o ovarico: il rischio è aumentato del 50% se una donna ha un parente di primo grado (madre, sorella o figlia) con carcinoma ovarico e del 10% se ha un parente di primo grado con cancro al seno.
  • Le mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2 rappresentano quasi il 40% dei casi di cancro ovarico nelle donne con una storia familiare di malattia.
(Fonte: American Cancer Society)
   




sabato 2 giugno 2018

Latte? No, grazie

Secondo uno studio condotto su 107.000 adulti svedesi pubblicato sulla rivista medica BMJ, una dieta ricca di latte potrebbe avere conseguenze dannose sulla salute.
"Abbiamo osservato un tasso più elevato dose-dipendente sia di mortalità e frattura nelle donne e un più alto tasso di mortalità negli uomini con assunzione di latte", gli autori scrivono in un rapporto sui loro risultati.
Le donne che bevevano tre o più bicchieri di latte al giorno, per esempio, avevano il 93% in più di probabilità di morire durante il periodo di studio, che variava da 13 a 22 anni.
Concludono che i risultati "mettono in discussione la validità" della convinzione che il latte alimentare abbia benefici netti per la salute, anche se avvertono che sono necessarie ulteriori ricerche.
Non ci sono molte prove a sostegno del fatto che l'industria lattiero-casearia affermi che bere latte sia un bene per te, scrive il professor Aaron E Carroll della Indiana University School of Medicine per il New York Times.


"Più di 10.000 anni fa, quando gli esseri umani iniziarono ad addomesticare gli animali, nessun adulto o bambino più grande consumò latte", scrive. "Molte persone non lo bevono oggi perché sono intolleranti al lattosio e fanno bene. Sembra esserci scarsa evidenza che il calcio nel latte possa aiutare a prevenire l'osteoporosi e migliorare la resistenza ossea. E il latte è pieno di proteine -continua-, ma la maggior parte degli americani ha già tantissimi nutrienti nella loro dieta. Quello di cui non hanno bisogno, dice, sono le calorie - che il latte ha in abbondanza".

"In un'epoca in cui ogni altra bevanda calorica viene emarginata a causa dei problemi legati all'obesità, è strano che il latte continui ad essere promosso", scrive.
Perché? Afferma che la politica è parte del motivo. Il governo degli Stati Uniti spende milioni in campagne pubblicitarie per l'industria lattiero-casearia, che ne sostiene pienamente gli sforzi (fonte BBC News)
Naturalmente lo studio è basato su autoaffermazioni, le pratiche in materia di ambiente e salute svedesi potrebbero essere diverse  in altre parti del mondo e non esiste alcuna prova concreta di un collegamento.
In ogni caso vi  riporto quelli che ritengo essere 7 validi motivi per cui non dovremmo proprio bere il latte, che avevo scritto in un precedente articolo:
1. E’ insalubre. Il latte, anche se bianco, non è puro: è pieno di antibiotici e pesticidi. Se si tratta di latte biologico, è comunque pieno di ormoni e steroidi naturali che servono al vitello per una crescita rapida (e che possono dare problematiche all’uomo).
2. Può favorire l’infiammazione. Secondo alcuni studi, lo zucchero semplice chiamato galattosio presente nel latte induce stress ossidativo e infiammazione, che può portare a malattie infiammatorie come l’artrite reumatoide , l’eczema , l’asma , o la colite. Secondo altri ricercatori, il consumo di galattosio è anche correlato, insieme ad altri fattori, con lo sviluppo del cancro all’ovaio (Bernard L. Harlow, Daniel W. Cramer, Judy Geller, Walter C. Willett, Debra A. Bell and William R. Welch “The Influence of Lactose Consumption on the Association of Oral Contraceptive Use and Ovarian Cancer Risk”)
3. E’ difficilmente digeribile. Molte persone non hanno più la lattasi (enzima che serve a digerire il latte, ovvero a scindere il lattosio in glucosio e galattosio e a rendere quindi queste molecole disponibili), oppure la loro lattasi è indebolita. Conseguenze? Gas, diarrea e coliche addominali.
4. E’ troppo proteico. Contiene dal 3,5% al 5% di proteine, contro l’1,2% del latte umano: queste dosi proteiche sono utili per il vitello, che in 120 giorni di età raggiunge il peso di 230-250 kg.
5. E’ troppo lavorato. Attraverso la pastorizzazione e l’omogeneizzazione le vitamine e i fermenti lattici vengono distrutti
6. Può causare allergie. La caseina, proteina del latte, può scatenare reazioni allergiche perché favorisce il rilascio di istamina e fa aumentare la produzione di muco (Cohen R.Milk, A-Z, Argus Publishing, ISBN: 0-9659196- 8-4, 1999)
7. Non è etico. La mucca da latte viene ingravidata di continuo in maniera artificiale e le strappano subito via il vitello, in modo che il cibo destinato a lui vada invece ad alimentare l’industria del latte. Al termine della sua “carriera”, la mucca da latte spesso non si regge più in piedi e viene macellata.Una mucca potrebbe vivere 35-40, anni ma, sfruttata in questo modo, dopo 3-5 anni di sofferenze non ce la fa più a sostenere una nuova gravidanza e viene uccisa. 



venerdì 1 giugno 2018

Gli scienziati stanno cercando di capire in che modo le cellule cancerose resistono al potere terapeutico di un estratto vegetale


Una nuova ricerca, condotta da biologi dell'Università di Bristol, ha dimostrato che le cellule del midollo osseo possono proteggere le cellule cancerose da un agente anti-cancro derivato dalla pianta chiamato Partenolide.
Le attuali terapie per i bambini affetti da un tipo aggressivo di leucemia, la leucemia linfoblastica acuta a cellule T (T-ALL), hanno aumentato i tassi di sopravvivenza a oltre l'85% nei paesi sviluppati. Sfortunatamente, alcuni pazienti non rispondono alla terapia e molti soffrono di gravi effetti collaterali, evidenziando la necessità di indagare su altri agenti per trattare questa malattia.
Il Partenolide (PTL) è un estratto vegetale naturale che ha precedentemente dimostrato un'eccellente attività anti-leucemica con effetti minimi sui normali globuli rossi del sangue. Tuttavia, alcune popolazioni di queste cellule cancerose purtroppo rimangono resistenti al Partenolide.

Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista Haematologica, esplora i meccanismi di questa resistenza. Gli autori dello studio hanno scoperto che la protezione contro il PTL è fornita dal rilascio di antiossidanti da parte di normali cellule di supporto derivate dal midollo osseo. Bloccando il rilascio di antiossidanti è stata osservata una significativa riduzione della resistenza delle cellule leucemiche al PTL.
Ben Ede, del laboratorio del Drone di cellule staminali tumorali del Dr Allison Blair presso la School of Cellular Molecular Medicine, e primo autore dello studio, ha dichiarato: "Questa ricerca mette in luce un possibile motivo per cui le cellule T-ALL diventano resistenti alla terapia all'interno del corpo. Comprendendo i diversi modi in cui le cellule cancerose interagiscono con le normali cellule sane per sopravvivere, ci aiuterà a escogitare strategie per migliorare le terapie nuove e in uso, a beneficio dei bambini affetti da questa terribile malattia ".

(Fonte: University of Bristol)

giovedì 31 maggio 2018

Studio: un intenso esercizio in adolescenza può scongiurare la perdita di altezza più avanti nella vita

Un nuovo studio ha identificato diversi fattori chiave nelle donne in postmenopausa che sono associati a perdita di altezza, un evento comune in questo gruppo di età noto per aumentare il rischio di morte e malattia.

Un fattore è correlato a ciò che le partecipanti allo studio potrebbero - o potrebbero non aver fatto - aver fatto quando erano solo adolescenti.
"Avere fatto un intenso esercizio fisico, almeno tre volte alla settimana, durante l'adolescenza è stato protettivo per la perdita dell'altezza  nel nostro studio", ha detto il professor Jean Wactawski-Wende, l'autore senior e rettore dell'Università della Buffalo School. di salute pubblica e professioni sanitarie.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Menopause. Xiaodan Mai, professore assistente di ricerca di epidemiologia e salute ambientale nella Scuola di salute pubblica e professioni sanitarie di UB, è il primo autore dello studio.
Altri tre fattori sono stati associati alla perdita di altezza di 3 cm o più: età avanzata, peso più elevato e uso di corticosteroidi, l'ultimo dei quali è noto per ridurre la densità ossea.
Le scoperte sull'esercizio in adolescenza producono un messaggio importante, dicono i ricercatori. 
"Anche se questo studio è stato fatto sulle donne in postmenopausa, c'è un messaggio chiave per le donne più giovani: l'esercizio intenso negli anni dell'adolescenza ha effetti duraturi sulle ossa più avanti nella vita"-Wactawski-Wende, PhD.
È probabile che questo avvenga perché l'attività fisica aiuta a costruire ossa. Allenamenti faticosi - qualsiasi attività abbastanza lunga da far sudare e aumentare la frequenza cardiaca - probabilmente hanno contribuito ad aumentare il picco di massa ossea nelle partecipanti allo studio quando erano giovani donne, ha dichiarato Wactawski-Wende.
 
"L'esercizio fisico aumenta anche la forza e l'equilibrio, entrambi i quali potrebbero aiutare a prevenire la frattura della spina dorsale e altre fratture più avanti nella vita", ha aggiunto.
Lo studio ha esaminato 1.024 donne arruolate nell'Osteoporosis di Buffalo e nello studio della malattia parodontale. OsteoPerio è uno studio accessorio della Women's Health Initiative, uno studio nazionale prospettico che esamina le principali cause di morte e malattia nelle donne in postmenopausa.
 Per questo studio, i ricercatori hanno misurato l'altezza delle partecipanti all'inizio e di nuovo cinque anni dopo. L'età media delle partecipanti era di 66 anni.
Wactawski-Wende e i suoi colleghi si sono concentrati specificamente sulle donne in postmenopausa che hanno perso 3 cm o più al follow-up di cinque anni sulla base dei risultati di due precedenti studi che collegavano la mortalità alla perdita di altezza. Le 70 donne dello studio con perdita di altezza superiore a 3 cm erano più anziane, pesavano di più rispetto al peso che avevano all'inizio dello studio e avevano un più alto apporto di corticosteroidi.

Questo insieme di variabili può essere utile nel predire il rischio quinquennale di marcata perdita di altezza nelle donne in postmenopausa, secondo i ricercatori.
"I fattori identificati in questo studio sono facili da ottenere e potrebbero essere utilizzati dai clinici per identificare le donne che corrono il rischio di perdita di altezza", ha affermato Wactawski-Wende. "Nelle donne che hanno questi fattori di rischio, i medici potrebbero prendere in considerazione altre misure per prevenire la perdita di altezza".

In generale, tuttavia, Wactawski-Wende aggiunge che le donne in postmenopausa devono controllare regolarmente la loro altezza per monitorarne la perdita.

(Fonte: University at Buffalo)

mercoledì 30 maggio 2018

La pelle è responsabile di una maggiore esposizione agli agenti cancerogeni del fumo del barbecue rispetto ai polmoni

Con l'arrivo dell'estate, è solo una questione di tempo prima che gli odori e i sapori degli alimenti alla brace si diffondano nell'aria. Ma c'è un aspetto negativo del grigliare: può letteralmente finire sotto la pelle. In uno studio pubblicato su Environmental Science & Technology, gli scienziati riferiscono che la pelle è un percorso molto più importante per l'assorbimento dei composti cancerogeni prodotti durante il barbecue rispetto all'inalazione. Hanno anche scoperto che l'abbigliamento non può proteggere completamente da questa esposizione.

Una grande percentuale di persone usa grigliare gli alimenti. Ma il barbecue produce grandi quantità di idrocarburi aromatici policiclici, o IPA. Questi composti cancerogeni possono causare malattie respiratorie e mutazioni del DNA. Mangiare cibi grigliati è la fonte più comune di IPA derivanti dal barbecue. Tuttavia, secondo uno studio precedente di Eddy Y. Zeng e colleghi, chi passa vicino al barbecue è esposto a una notevole quantità di IPA attraverso l'esposizione e l'inalazione della pelle, anche se non mangia i cibi grigliati. Basandosi su quello studio, il team ha cercato di quantificare con maggiore precisione l'assorbimento cutaneo di IPA da fumi e particelle del barbecue.

I ricercatori hanno diviso i volontari in gruppi per un barbecue all'aperto, per fornire loro vari gradi di esposizione al cibo e al fumo. Dopo aver analizzato i campioni di urina dei volontari, i ricercatori hanno concluso che, come previsto, la dieta rappresentava la maggiore quantità di esposizione alla PAH. Tuttavia, la pelle era la seconda via di esposizione più alta, seguita dall'inalazione. Gli scienziati affermano che gli oli nei fumi del barbecue probabilmente aumentano l'assorbimento della pelle degli IPA. Il team ha anche scoperto che mentre i vestiti possono ridurre l'esposizione della pelle agli IPA a breve termine, una volta che gli indumenti sono saturi di fumo del barbecue, la pelle può assumere una quantità considerevole di IPA da essi.



martedì 29 maggio 2018

Nuove informazioni su come la mente influenza il corpo

I neuroscienziati dell'Università di Pittsburgh hanno identificato le reti neurali che collegano la corteccia cerebrale alla midollare del surrene, che è responsabile della risposta immediata del corpo in situazioni di stress. Questi risultati, riportati nella  rivista Proceedings of National Academy of Sciences (PNAS), forniscono la prova  di una connessione mente-corpo su basi neurali.
 
Nello specifico, i risultati gettano nuova luce su come lo stress, la depressione e altri stati mentali possono alterare la funzione degli organi e mostrano che aesiste una vera base anatomica per la malattia psicosomatica. La ricerca fornisce anche un substrato neurale concreto che può aiutare a spiegare perché la meditazione e alcuni esercizi come lo yoga e il pilates possono essere così utili nel modulare le risposte del corpo allo stress fisico, mentale ed emotivo.
"I nostri risultati si sono rivelati molto più complessi e interessanti di quanto immaginassimo prima di iniziare questo studio", ha detto l'autore senior Peter L. Strick, Ph.D., Presidente del Dipartimento di Neurobiologia e direttore scientifico dell'Università di Pittsburgh Brain Institute.
Nei loro esperimenti, gli scienziati hanno tracciato i circuiti neurali che collegano le aree della corteccia cerebrale alla midollare del surrene (la parte interna della ghiandola surrenale, che si trova sopra ciascun rene). Il gruppo scientifico ha incluso anche l'autore principale Richard P. Dum, Ph.D., ricercatore associato nel Dipartimento di Neurobiologia; David J. Levinthal, M.D., Ph.D., assistente professore nel Dipartimento di Medicina; e il dottor Strick.
Gli scienziati sono rimasti sorpresi dal numero di reti neurali scoperte. Altri ricercatori avevano sospettato che una o forse due aree corticali potessero essere responsabili del controllo della midollare surrenale. Il numero effettivo e la posizione delle aree corticali erano incerti. Nello studio PNAS, il dr. Strick ha utilizzato un metodo di tracciamento unico che coinvolge il virus della rabbia. Questo approccio è in grado di rivelare lunghe catene di neuroni interconnessi. Utilizzando questo approccio, il dr. Strick e i suoi colleghi hanno dimostrato che il controllo della midollare del  surrene proviene da più aree corticali. Secondo le nuove scoperte, le maggiori influenze derivano dalle aree motorie della corteccia cerebrale e da altre aree corticali coinvolte nella cognizione e negli affetti.
 Perché è importante quali aree corticali influenzano il midollo surrenale? Le risposte acute allo stress includono un'ampia varietà di cambiamenti come il battito cardiaco accelerato, sudorazione e pupille dilatate. Queste risposte aiutano a preparare il corpo all'azione e spesso sono definite come "risposte di lotta o fuga". Molte situazioni nella vita moderna richiedono una reazione più ponderata del semplice "combattimento o fuga", ed è chiaro che abbiamo alcuni aspetti cognitivi di  controllo (ciò che i neuroscienziati chiamano il controllo "top-down") sulle nostre risposte allo stress.

"Perché abbiamo una corteccia, abbiamo opzioni", ha detto il dottor Strick. "Se qualcuno ti insulta, non devi picchiarlo o fuggire. Potresti avere una risposta più sfumata e ignorare l'insulto o fare una  battuta spiritosa. Queste opzioni fanno parte di ciò che fornisce la corteccia cerebrale. "

Un altro risultato sorprendente è stato che le aree motorie nella corteccia cerebrale, coinvolte nella pianificazione e nell'esecuzione del movimento, forniscono un contributo sostanziale alla midollare del surrene. Una di queste aree è una porzione della corteccia motoria primaria che si occupa del controllo del movimento del corpo e della postura. Questo input alla midollare del surrene può spiegare perché gli esercizi del corpo sono così utili nel modulare le risposte allo stress. Pratiche rilassanti  come il Pilates, lo yoga, il tai chi e persino la danza in un piccolo spazio, richiedono tutti un adeguato allineamento scheletrico, coordinazione e flessibilità.

Lo studio PNAS ha anche rivelato che le aree della corteccia che sono attive quando avvertiamo un conflitto o quando siamo consapevoli di aver commesso un errore, hanno una fonte di influenza sulla midollare del surrene. "Questa osservazione", ha detto il dottor Strick, "solleva la possibilità che l'attività in queste aree corticali quando si rimugina su un errore,  o si pensi a un evento traumatico, si traduca in segnali discendenti che influenzano il midollo surrenale proprio come se l'evento fosse reale. "Questi risultati anatomici hanno rilevanza per terapie che si occupano di stress post-traumatico. Ulteriori collegamenti con il midollo surrenale sono stati scoperti nelle aree corticali che sono attive durante la Mindfulness e le aree che mostrano cambiamenti in caso di depressione familiare bipolare.
Nel complesso, questi risultati indicano che esistono circuiti per collegare movimento, cognizione e emozione alla funzione della midollare del surrene e al controllo dello stress. Questi circuiti possono mediare gli effetti di stati interni come lo stress cronico e la depressione sulla funzione degli organi e, quindi, fornire un substrato neurale concreto per alcune malattie psicosomatiche.


lunedì 28 maggio 2018

Sono libero di scegliere. O forse no. Come la musica può farci ingrassare

Uno studio ha messo in evidenza come la musica nei ristoranti influenza quello che ordiniamo da mangiare
 
Quando andiamo nei locali, bar o ristoranti, spesso non facciamo caso al tipo di musica che c'è in sottofondo o al suo volume. Invece dovremmo, visto che  le scelte musicali stanno diventando uno strumento strategico sempre più importante per negozi e ristoranti.
Uno studio pubblicato sul Journal of the Academy of Marketing Sciences rileva che il volume della musica nei locali ha un grande effetto sulle preferenze dei consumatori verso cibi sani o insalubri, dal momento che ha  un impatto diretto sulla frequenza cardiaca e l'eccitazione. La musica più soft ha un effetto calmante, rendendoci più consapevoli di ciò che ordiniamo: questo in genere comporta scelte più salutari, come un'insalata. Ambienti più rumorosi aumentano  invece lo stress, stimolando i commensali a desiderare piuttosto un cheeseburger e fritti.

"I ristoranti e i supermercati possono utilizzare la musica in modo strategico per influenzare il comportamento di acquisto dei consumatori", ha detto Dipayan Biswas, PhD, professore di marketing presso la University of South Florida Muma College of Business.

Il dottor Biswas ha condotto lo studio in un bar di Stoccolma, in Svezia, che ha trasmesso diversi generi musicali  separatamente a 55Db e 70Db. Le voci del menu sono state codificate come sane, non salutari e neutre. Durante l'esperimento condotto per diverse ore in più giorni, i ricercatori hanno scoperto che il 20% in più di clienti del ristorante ha ordinato qualcosa di malsano quando era esposto a musica più forte rispetto a coloro che hanno cenato durante un periodo di musica più tranquilla.

Mentre studi precedenti hanno esaminato i vari aspetti dell'impatto ambientale sulle vendite del cibo, come l'illuminazione, il profumo e le decorazioni, questo è il primo studio a interessarsi in modo specifico a come il volume imponga scelte alimentari salutari o non salutari. Questi risultati consentono ai gestori dei ristoranti di manipolare strategicamente il volume della musica per influenzare le vendite.

(Fonte: University of South Florida)

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